Il monouso è ufficialmente finito, lo sapevamo da tempo, da quando nel 2019 il Parlamento Europeo definì il 2021 come l’anno conclusivo per la pessima, disastrosa esperienza dell’usa e getta che dagli anni 70 è diventato essenza della nostra alimentazione fast, domestica e non.
Lo scorso 31 maggio la Commissione Europea ha dunque fornito le linee guida relative alla Direttiva UE 2019/904 che scandisce e definisce l’abbandono definitivo della plastica monouso. Sono 27 i paesi che, entro il 3 luglio hanno dovuto recepirla, e spesso non senza critiche. Per comprendere al meglio il significato di questa operazione occorre sapere innanzitutto quali siano i prodotti finiti nel mirino della direttiva SUP (Single Use Plastic) e sono diversi, tra di essi: posate di plastica monouso; piatti di plastica monouso; cannucce di plastica; bastoncini cotonati fatti di plastica; bastoncini di plastica per palloncini; plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso, in definitiva tutto quanto siamo abituati ad utilizzare nell’asporto, in vacanza, ma anche nei locali pubblici. La direttiva tuttavia riguarda anche i nuovi obiettivi di riciclaggio e responsabilità per i produttori: il 90% delle bottiglie di plastica dovrà essere raccolto dagli Stati membri entro il 2029. Inoltre, le bottiglie stesse dovranno contenere almeno il 25% di materia riciclata entro il 2025 e il 30% entro il 2030; saranno poi predisposte nuove etichettature informative sull’impatto ambientale dei singoli beni acquistati e, in fine, secondo il principio “chi inquina paga” sarà estesa e rafforzata la responsabilità dei produttori rispetto alla dispersione in ambiante dei manufatti inquinanti.
A storcere il naso fin da subito la filiera produttiva dell’usa e getta classico che, nonostante anni di preparazione per la transizione e nonostante il disastro globale che sta contribuendo ai cambiamenti climatici e alla desertificazione dei mari, ha continuato a chiedere proroghe affinché slittassero i tempi di applicazione e adeguamento. Non per tutti però è andata male. L’Italia, terra di talenti giovani e di inventiva, tra lamentele e tentativi di mantenere lo status quo, ha partorito una nuova classe imprenditoriale divenuta pioniera nella ricerca e nello sviluppo di materiali eco-sostenibili, finalmente sostitutivi della materia prima a base di idrocarburi. La svolta ha riguardato diversi settori ma soprattutto quello del packaging, in cui cominciano ad essere presenti flaconi, vasetti e confezioni a base di bio-plastica; anche il monouso ha cambiato volto nonostante su di esso si apra uno scenario incerto. All’interno della lista dei prodotti vietati infatti ricadrebbero anche quelli di nuova generazione per i quali, si sostiene, non è conosciuto l’impatto sul lungo periodo. Sono certamente ancora molti i nodi da sciogliere ma siamo senza ombra di dubbio alle soglie di una nuova epoca, quella in cui “ripensare” il consumo e con esso gli stili di vita appare l’unica strada possibile da percorrere. E in questo contesto si apriranno grandi opportunità per coloro che sapranno guardare oltre.